mercoledì 29 luglio 2009

L. disimpara a vivere

Il miglior capo che si potesse desiderare. Vero, non sempre disponibile ad esporsi per i propri sottoposti. Pescato a dire parecchie bugie. Talvolta irrispettoso, sia pure con una certa bonomia. Ma lasciava trasparire un affetto sincero. Una specie di padre, alla fine.

Eppure, alcuni elementi discordavano con questa ipotesi. Alcune persone che avevano lasciato l’azienda mi erano venute a dire: con me, si è comportato in modo indecente. Sostanzialmente, promesse non mantenute, ma anche una certa attitudine a mettere zizzania. Concedevo il beneficio del dubbio. Dopotutto, prima di giudicare, bisognerebbe sentire entrambe le campane. E poi, possibilmente, non giudicare lo stesso.

Un bel giorno i nostri capi d’oltreoceano decisero che avevano delegato troppo potere alle affiliate. Decisero che il reparto di ricerca clinica, diciamo, della Tailandia, doveva avere le stesse figure professionali, gli stessi “job roles”, del reparto di ricerca clinica, diciamo, dell’Italia. Potevo capirlo. In questo modo si potevano paragonare meglio i vari paesi tra loro, si poteva capire dove investire e dove no.

Contestualmente, veniva richiesto a tutti un sostanziale aumento di produttività.

Da noi si rese necessario un rimaneggiamento generale. Io ero la responsabile del servizio di monitoraggio degli studi clinici. Proprio allora Casa Madre aveva espresso l’intenzione di far trasferire tutti i monitor, ognuno in una regione d’ Italia, per risparmiare sulle spese delle visite di monitoraggio. Non una cosa simpatica, se ci si pensa bene, sradicare i propri dipendenti dai loro affetti e dalle loro amicizie, soprattutto in considerazione del fatto che su certe altre spese, ben più sostanziali, si continuava imperterriti a non risparmiare….

La responsabile dell’amministrazione dette le dimissioni proprio allora. Il capo mi chiamò e mi disse: ti do il reparto dell’amministrazione. In questo modo al posto tuo possiamo mettere due giovani. Gli operativi diminuiscono di due unità, quindi la loro produttività pro capite sale. Senza contare che due persone in meno rischiano il trasferimento.

Mi sembrò un ragionamento corretto, anche se era bestialmente svantaggioso per me. Con il terrore nel cuore, obbedii. Ho una laurea in medicina. Conosco bene l’inglese. Ma i bilanci, preventivi o consuntivi che siano, non sono cosa mia. Mi vedevo chieder conto dell’operato di persone mille volte più esperte di me, e ostili, perché sicuramente sarei loro apparsa come l’usurpatrice, l’intrusa. Ma mi dissi: saprà quello che fa. Dopotutto sono qui per l’azienda, non per soddisfare il mio narcisismo.

Il giorno dopo, affittarono due nuovi monitor da un’organizzazione di ricerca clinica a contratto, con buona pace della produttività pro capite. Il beneamato aveva mentito, probabilmente al solo scopo di evitare seccature nell’immediato, o forse per il piacere compulsivo di mentire, non lo saprò mai più.

Ebbi la tentazione di andare a chiedergli se qualcosa non era andato bene nel mio modo di gestire il lavoro, ma mi trattenni. Non era oltremodo stupido tentare di comunicare ancora con una persona del genere ?

Un giorno ci ritrovammo insieme in una piccola riunione, il capo, io e uno dei due giovani neopromossi. Una persona che avevo sempre stimato, per le sue qualità umane prima che professionali.

Mi venne d’impulso, non potei farci niente. Gli indicai il nostro capo e gli dissi: ricordati quello che ti dico: qualunque cosa accada, di lui non ti fidare mai. Mai, in nessun caso.

2 commenti:

  1. - "Una corte è ridicola, diceva la contessa alla marchesa, ma è divertente: è un gioco interessante, ma bisogna abituarsi alle sue regole. A chi mai venne in mente di protestare contro la ridicolaggine delle regole del whist? Ma una volta abituatisi alle regole, è bello portar via tutte le carte all'avversario."

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  2. questa partita temo proprio di averla persa...se mai ci sarà un prossima partita, vedrò di far tesoro del tuo consiglio...sempre se riesco a digerire queste regole...qui non ci sono carte, ma persone...

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