sabato 4 luglio 2009

La bicicletta

Quando ci trasferirono in una sede distaccata, ci parlarono entusiasticamente della pista ciclabile che passava proprio lì vicino. Al principio non ci badai. Ma il lavoro si faceva sempre più impegnativo, e stare seduta così a lungo indubbiamente non mi faceva bene alla circolazione. Così incominciai ad accarezzare l'idea di comperarmi una bicicletta da tenere in ufficio, per potermi fare una pedalata ogni tanto durante la pausa pranzo.
Ne scelsi una bianca e verde che mi piaceva molto. La incatenai a un albero vicino al posto auto scoperto che mi era stato assegnato.
Poi però pensai che se ci fosse piovuto sopra, presto si sarebbe riempita di ruggine. Allora me la portai in stanza. Avevo una stanza tutta per me e quindi secondo me la bicicletta non avrebbe dato fastidio a nessuno.
Ma mi sbagliavo. Il nuovo direttore, giovane, dinamico, pieno di senso dell'umorismo, mi faceva una battutina ogni volta che passava di lì.
All'inizio mi facevo una risata, poi cominciai a capire che con tutta la gioventù, il dinamismo e il senso dell'umorismo, quella bicicletta parcheggiata in stanza lui proprio non la sopportava. Non capivo perchè. Un professionista andrebbe giudicato dai risultati, non dalle biciclette. La mia bicicletta non sporcava e non puzzava. Più di un collega me la prendeva in prestito per sgranchirsi le gambe e fare un giro. Eppure veniva considerata lesiva dell'immagine del reparto. Decisi di resistere: la bicicletta rimaneva lì. Resistetti per mesi. Finchè un bel giorno, il direttore disse davanti a molte persone: da una che tiene la bicicletta nella sua stanza d'ufficio ci si può aspettare di tutto.
Erano cominciati i tagli al personale, e non me la sentii di insistere. Riportai la bicicletta all'aperto e la incatenai nuovamente all'albero.
Passò un mese. Il direttore mise la testa nella stanza. Disse: mi sento in colpa, la bicicletta si può arruginire. Perchè non la metti sotto al cavalcavia, dove parcheggio la macchina io ? almeno sarà al riparo dalla pioggia.
Mi sentii gratificata dalla sua attenzione e decisi di seguire il suo consiglio. Quella sera stessa incatenai la bicicletta sotto al cavalcavia, in un posticino dove nessuno parcheggiava auto. Per un po' non ebbi occasione di prenderla e quasi me ne dimenticai.
Quando andai a riprenderla, la trovai glassata di guano di piccione.
La portai a casa, la misi nella vasca da bagno, e la lavai amorevolmente. E poi decisi di rinunciare all'idea. Ma la vicenda mi sembrò foriera di cattivi auspici....

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